Al centro c’è sempre l’essere umano in qualità di abitante di una casa, di un luogo che deve garantirgli un elevato livello di benessere fisico e mentale.

Intervista a Gianni Bacco, fondatore e titolare di Punto Immobiliare

Quando parliamo di abitare sostenibile dobbiamo essere consapevoli di cosa significa realmente questa espressione, quali sono i vantaggi, i costi, le criticità, i limiti e le potenzialità che ne derivano.

La transizione verde del settore immobiliare è spinta da due componenti fondamentali: una domanda più consapevole e matura degli acquirenti e una regolamentazione europea sempre più stingente. Quanto questo influisce sul mercato immobiliare?
«Per capire e vivere il mercato immobiliare è imprescindibile un approccio concreto e consapevole. Oggi, più che in passato, sul valore economico di un’abitazione incidono, oltre a diversi aspetti come le caratteristiche intrinseche e la modalità edilizia con cui è stata costruita, anche il contesto territoriale in cui si trova, che deve garantire un’elevata qualità di vita agli abitanti di quella casa in termini di salubrità e socialità. Dobbiamo essere onesti quando utilizziamo il termine efficientamento sapendo che il panorama immobiliare italiano, e quello veneto non fa eccezione, è caratterizzato in buona parte da uno stock immobiliare che è difficile da migliorare in modo impattante dal punto di vista energetico».

L'evoluzione dell'abitare

ll nostro Paese presenta un vasto patrimonio edilizio obsoleto in termini di efficienza energetica.
«L’Italia è piena di edifici in classi energetiche F o G. Tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta, ad esempio, non si parlava di coibentazione, di ponti termici. Le abitazioni erano costruite con spazi ampi, finiture di pregio, ma prive di qualsiasi accorgimento in termini di efficienza energetica e comfort. Tutto era stato realizzato attraverso le lenti ottimiste del boom economico. Diversamente, esiste un patrimonio abitativo antico, le case e i palazzi del centro storico, le ville storiche e le case rustiche, che molto spesso, si pensa di non poter rendere effettivamente sostenibile e compatibile con il vivere attuale dal punto di vista energetico. Questo pensiero, sostenuto anche da stringenti limitazioni burocratiche, in alcuni casi risulta sbagliato!».

Cosa si può fare?
«È necessario riflettere e capire cosa significa costruire e restaurare in modo veramente sostenibile. Dobbiamo prestare attenzione alle modalità d’intervento. Quante abitazioni sono dichiarate green e poi si scopre che i materiali utilizzati per garantire l’isolamento termico, compromettono la salubrità degli ambienti interni perché li sigillano? Le case non respirano più e si creano condensa e umidità. Scegliamo, invece, i “classici” materiali di origine naturale, come canapa, lolla di riso, paglia, legno, che, combinati e lavorati anche grazie alle nuove tecnologie, sono perfetti per una coibentazione efficace e sana».

Quindi, l’Ape (Attestato di prestazione energetica)?
«L’Ape è un documento che stabilisce in modo tecnico e asettico la classe energetica di un edificio attraverso alcuni indici da valutare e a cui attribuire un valore. Un attestato che non è detto che garantisca la salubrità di un edificio, ma che può condizionarne la vendibilità e in parte anche il valore commerciale».

Per il futuro?
«Il futuro è orientato all’abitare bene.
Un’evoluzione costante verso un modo di costruire e ristrutturare dove la qualità dell’abitare non è confusa con l’ossessione per la classificazione energetica o per la casa a zero consumi.
Parliamo di un vero e proprio percorso che per essere realizzato ha bisogno di un lavoro responsabile, sinergico e onesto di un’intera filiera.
Al centro c’è sempre l’essere umano in qualità di abitante di una casa, di un luogo che deve garantirgli un elevato livello di benessere fisico e mentale.
Questo è l’obiettivo dominante, che inevitabilmente, si confronta e modula con dinamiche di tipo culturale, sociale, normativo ed economico.

Da qui si parte!